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Baviera: la storia

Il Freistaat Bayern attraverso i secoli

Il Land della Baviera è il risultato di un processo storico lungo circa 12 secoli, caratterizzato dal governo di una solida dinastia (i Wittelsbach) e da varie modifiche territoriali. Nonostante la posizione favorevole a scambi e contatti, nonostante il processo di unificazione nazionale ed europeo, essa ha mantenuto uno spirito conservatore e orgoglioso della propria identità. Libero Stato di Baviera è scritto sui cartelli turistici delle autostrade agli ingressi nel Land, quasi si trattasse di uno stato indipendente e sovrano.

Una provincia dell’impero romano

Poco si sa del periodo precedente alla colonizzazione romana. Nel territorio dell’attuale Niederbayern sono state ritrovate tracce di insediamenti dell’età della Pietra e del Bronzo. Le prime popolazioni ad abitare il territorio corrispondente all’attuale Baviera sono i celti; altre tribù germaniche, tra cui i cimbri, occupano la regione e si trovano adover contrastare le milizie romane. Ed è la necessità di difendere i confini settentrionali a indurre l’imperatore Au- gusto a inviare nel 15 a.C. Druso e Tiberio al di là delle Alpi, con l’obiettivo primario di controllare l’intera Germania. Le cose vanno diversamente L’imperatore Augusto fondatore di Augsburg e si opta per la difesa del territorio occupato creando una nuova provincia, limitata a nord dal fiume Danubio, che prende il nome di Raetia. Vespasiano comincia a costruire una linea di fortificazione, il Limes, che i suoi successori trasformeranno in un vero e proprio muro, lungo alla fine 548 chilometri, I primi segni di cedimento della provincia si hanno per opera degli alemanni (259-260) e nel 402 Costantino ritira definitivamente le truppe.

La prima stirpe ‘nobile’

Le invasioni barbariche permettono lo stanziamento di nuove popolazioni appartenenti a stirpi differenti. Nel 490-530 arrivano – nella zona tra le Alpi, il Danubio e la Foresta bavarese – i bavari, provenienti probabilmente dall’odierna Boemia, che danno il nome alla regione. Ma è solo con la famiglia degli Agilolfingi che si costituisce un potente ducato, di cui Ratisbona è una sorta di capoluogo. La regione rimane comunque fortemente subordinata ai franchi, che vedono nei bavari un baluardo contro eventuali invasioni da parte di tribù slave; fino a che, all’estinzione degli Agilolfingi, la Baviera viene annessa all’impero carolingio.

Da Carlo Magno ai Wittelsbach

Il trattato di Verdun (843) suggella la frantumazione dell’impero di Carlo Magno, suddiviso in tre parti: si crea così un impero germanico a est e un impero romano a ovest, la cui frontiera politica coincide quasi con il confine linguistico franco-tedesco, mentre a sud un ter- zo impero comprende i territori della Provenza, della Borgogna e dell’Italia. La Baviera vie- ne incorporata nei possedimenti di Ludovico il Germanico, nipote di Carlo Magno.
La dinastia carolingia si estingue nel 911. II duca Arnolfo I, da cui discenderanno i Wittelsbach, tenta di ripristinare l’autonomia territoriale, ma si scontra con la rigida politica dell’imperatore Enrico I, che non è disposto a concedere mano libera ai vari duchi: la Baviera deve quindi restare nell’impero. Ottone II va ancora oltre: cerca di indebolirla territorialmente staccando la Carinzia, le marche di Verona e del Friuli, come pure la Ostmark (la marca orientale, cioè il cuore della futura Austria). Quando Ottone III muore nel 1002 senza eredi, è il duca di Baviera Enrico IV a realizzare il sogno dei suoi predecessori: si fa incoronare imperatore assumendo il nome di Enrico Il e i territori a lui sottomessi formano il ducato di gran lunga più importante dell’impero. Con i Salii (1024) diventa alquanto teso il rapporto tra potere centrale e ducato di Baviera, la cui guida viene assunta nel 1070 dalla famiglia dei Welf. Enrico XII il Leone, fondatore di Monaco (1158), ne è il maggiore – e anche ultimo – rappresentante, che non vuoi assolutamenI e sentire parlare di fedeltà imperiale. Quando Federico Barbarossa, in occasione della campagna in Italia conclusasi con la sconfitta di Legnano, si vede venir meno l’appoggio dei soldati bavaresi, decide, come rappresaglia, di deporre i Welf e nominare Ottone I Von Wittelsbach (1180) a duca di Baviera. La sua famiglia avrà tale titolo fino al 1918.

L’inizio di una lunga dinastia

Il vero capostipite è però il figlio di Ottone che non solo riesce a inserirsi abilmente negli affari dell’impero, ma allarga i confini del ducato incorporando i territori della Foresta bavarese e boema, nonché il Palatinato renano. Inoltre fonda città e monasteri (Landshut, Straubing) destinati a svolgere un ruolo di rilievo nello sviluppo culturale del ducato. La sua brillante carriera si interrompe nel 1231, quando viene misteriosamente assassinato. Il 1253 segna l’inizio di un lungo periodo di crisi per la dinastia, caratterizzato da frazionamenti del territorio e lotte interne tra pretendenti. Fino a quando Ludovico IV il Bavaro, duca dal 1302, viene eletto nel 1314 Deutscher Kònig. In virtù di questo titolo si sente abbastanza forte per rivendicare i suoi diritti anche in Italia. Il conflitto con il papato è inevitabile. Giovanni XXII, secondo papa avignonese, nonio riconosce come re e di fronte al rifiuto del germanico di comparire al suo cospetto lo scomunica. Tuttavia, nel corso di una spedizione in Italia, il duca bavarese riscuote un certo successo: a Milano i vescovi gli impongono la corona dei longobardi; a Roma il cardinale Sciarra Colonna lo incorona addirittura imperatore. In politica interna Ludovico IV il Bavaro riunisce i territori della Baviera e li allarga acquisendo la marca di Brandeburgo, il Tirolo e anche territori olandesi.
Alla sua morte (1347) la Baviera è ormai una vera e propria potenza europea. Ma i sei figli non sanno continuare l’abile politica, tanto che si suddividono il ducato, con conseguente rapido declino che si protrae fino all’inizio del XVI secolo.

Il ripristino dell’unità territoriale e l’ascesa politica in Europa

La legge di primogenitura emanata nel 1506 pone fine al frazionamento interno e sancisce nuovamente l’unità territoriale. La dinastia rimane d’ora in poi sempre nelle mani di un unico rappresentante dei Wittelsbach. Neanche il protestantesimo intacca l’unità ritrovata. La fervente fede cattolica della famiglia diventa al contrario, in un periodo che vede soprattutto al nord la rapida diffusione del pensiero di Martin Lutero, un elemento di coesione interna. Guglielmo IV inizia addirittura una politica intransigente che di fatto impedisce la diffusione della Riforma in Baviera, e la pace di Augusta (1555), riconoscendo il diritto del governante di imporre il proprio credo ai sudditi (Cuius regio, eius religio), ne fa una roccaforte del cattolicesimo.
Con Massimiliano I (1597-1651) il ducato torna ad assumere un ruolo di primo piano a livello europeo. E lui a fondare, nel 1609, la Lega cattolica, un’alleanza difensiva che si contrappone all’Unione protestante guidata dal principe elettore del Palatinato e che Costitusce il preludio al conflitto destinato a scoppiare di lì a poco: la guerra dei Trent’anni (1618-48), nella quale saranno coinvolti quasi tutti gli stati europei. Nonostante le devastazioni subite, il duca può ritenersi, a fine conflitto, più che soddisfatto: con la pace di Westfalia ottiene l’Alto Palatinato a nord del Danubio, compreso il diritto a ripristinarvi il cattolicesimo, ma quel che più conta si vede riconoscere dall’imperatore lititolo di principe elettore (Kurfurst) del Palatinato.

Il secolo delle guerre di successione

La Baviera ha bisogno di 40 anni per riprendersi dalle conseguenze sociali ed economiche della guerra. Questo periodo di ricostruzione, che coincide con il fiorire del barocco, raggiunge l’apice con Massimiliano II Emanuele (1679-1726), che è comunque molto attento agli sviluppi internazionali e non perde occasione per allargare i confini. Un’opportunità in tale senso si presenta nel 1701 con la guerra di Successione spagnola, ma l’ambizioso progetto di conquistare la corona che era stata dell’ultimo Asburgo spagnolo, non è coronato da successo: dal 1704 e per dieci anni l’Austria occupa la Baviera, Massimiliano II Emanuele se ne va in Olanda, ritornando solo nel 1714 ridimensionato nelle sue ambizioni (da allora e sino alla morte si dedicherà alla costruzione di palazzi e castelli, come il Neue Schloss di Oberschleissheim presso Monaco).
Trentacinque anni più tardi la Baviera è di nuovo coinvolta in un conflitto europeo scaturito per questioni di successione. Alla morte dell’imperatore Carlo VI sale al trono d’Austria, come stabilito dalla Pragmatica Sanzione, la figlia Maria Teresa. Il principe elettore bavarese non riconosce tale successione e in qualità di genero dell’imperatore Giuseppe I, padre del defunto, rivendica la corona austriaca. La Baviera si lancia in un altro conflitto (guerra di Successione austriaca) dal quale uscirà nuovamente sconfitta. Con la pace di Fùssen (1745) (leve rinunciare definitivamente alle mire espansionistiche verso l’Austria. Il nuovo principe elettore, Massimiliano III Giuseppe, si dedica allo sviluppo interno (fonda, tra l’altro, l’Accademia delle Scienze), morendo nel 1777 senza lasciare eredi maschi.
Ciò significa la fine della linea bavarese dei Wittelsbach. Questa volta è l’Austria a rivendicare Ikare aspirazioni territoriali che portano a un terzo conflitto per questioni dinastiche: ii guerra di Successione bavarese. Alla fine, grazie anche all’aiuto di Federico II il Grande di Prussia che vuole arginare un’eventuale espansione asburgica, si afferma il ramo Palatinato-Sulzbach dei Wittelsbach.

I Wittelsbhach diventano re

La politica ostile verso la casa asburgica è continuata da Massimiliano IV Giuseppe, che, ben consigliato, si schiera nel 1805 a fianco di Napoleone. Dopo Austerlitz l’imperatore francese ricompensa la Baviera con nuovi territori (Franconia, Vorarlberg, Tirolo e Salisburgo) e con il titolo di reali: Massimiliano IV Giuseppe diventa Massimiliano I Giuseppe. La Baviera aderisce nel 1806 alla Confederazione renana, ponendosi di fatto sotto il protettorato francese, e la fedeltà dura fino alla campagna di Russia (1812): dei 450 000 soldati della grande armata ben 30000 sono bavaresi. Inseguito al fallimento ditale impresa la Baviera esce dalla Confederazione e si dichiara disposta a sostenere la coalizione antinapoleonica. Pochi giorni dopo Napoleone è sconfitto a Lipsia e il re bavarese si ritrova vincitore. Tale svolta fa sì che il regno esca politicamente e territorialmente intatto dal congresso di Vienna (deve sì restituire all’Austria i territori occupati nel 1805, ma riceve in cambio Wùrzburg, Aschaffenburg e il Palatinato renano), risultando per estensione il terzo stato – dopo Austria e Prussia all’interno della neocostituita Confederazione germanica.
A Massimiliano I Giuseppe succede nel 1825 il figlio Ludwig I. Il suo regno è economicamente prospero (al 1833 data l’adesione allo Zoliverein, l’unione doganale degli stati tedeschi) e vede lo sviluppo urbanistico, artistico e culturale di Monaco, dove nel 1826 viene trasferita da Landshut l’Università. Ma col tempo si accentuano le tendenze sempre più reazionarie del re, che, in parte anche a seguito dei moti rivoluzionari del marzo 1848, proprio in quell’anno abdica.
L’intellettuale Massimiliano II Giuseppe porta avanti una politica alquanto riformatrice: introduce una nuova legge elettorale, garantisce la separazione tra potere politico e giudiziario, riconosce la libertà di stampa e di riunione e rinnova la legislazione sociale. Il dualismo Prussia-Baviera all’interno della Confederazione germanica si accentua però sempre più. Nel tentativo di mantenere integra l’autonomia politica del regno, il re cerca di fare della Baviera il centro di una confederazione di stati tedeschi minori, una sorta di ‘Terza Germania’ in contrapposizione alle potenze austriaca e prussiana.
Nel 1864 diventa re il giovane Ludwig II, che, nella sua inesperienza (ha solo 18 anni quando sale al trono), si affida alla linea tracciata dal padre. Anche lui mostra riluttanza nei confronti dei tentativi prussiani di incorporare la Baviera in uno stato unitario tedesco, schierandosi a fianco dell’Austria (1866). La vittoria prussiana non fa altro che rafforzare le ambizioni di Otto von Bismarck-Schònhausen. Nel 1871, dopo la guerra contro la Francia che vede le truppe bavaresi combattere questa volta accanto alle prussiane, la Baviera accetta l’annessione al Reich, decisione che Bismarck-Schonhausen ottiene in cambio di generose concessioni economiche, più che mai necessarie per finanziare le stravaganti manie architettoniche del re. Essa diventa così il secondo per importanza dei 25 stati che compongono l’impero, ma deve lottare per mantenere alcune prerogative autonomistiche in campo amministrativo e militare. Il regno di Ludwig II, sovrano visionario ed entusiasta ammiratore della musica wagneriana, si conclude nel 1886 con la deposizione da parte del parlamento bavarese e il tragico annegamento nel lago di Starnberg.
Il trono passa al fratello che a causa dell’infermità mentale non regna. La reggenza viene assunta dallo zio Luitpold, terzo figlio di Luigi I, che proprio per questo motivo non orenderà mai il titolo di re, quanto quello di Prinzregent (principe reggente). L’ultimo Wittelsbach sul trono è, dal 1912, Ludwig III, figlio di Luitpold. Vi resta fino alla rivoluzione di Novembre, che pone nel 1918 al primo conflitto mondiale.
Il 7 Novembre 1918 Kurt Eisner, leader della Uspd (l’ala redicale e rivoluzionaria del partito socialdemocratico), dichiara deposto Ludwig III e proclama la nascita del Libero Stato repubblicano di Baviera. Quello che segue è il tentativo di instaurare una sorta di repubblica dei consigli sul modello dei soviet, ma il governo rivoluzionario viene spazzato via nel maggio 1918: dell’agosto è una nuova costituzione, di poco posteriore l’adesione alla repubblica di Weimar.
Gli anni successivi, carichi di aspre lotte sociali, sono caratterizzati dalla nascita del partito nazionalsocialista. Il prevalere di correnti politiche conservatrici, favorevoli alla formazione di uno stato tedesco forte e centralizzato, costituisce terreno ideale per Adolf Hitler, il quale definisce Monaco la “capitale del movimento”. Nel 1923 tenta addirittura un colpo di stato, che fallisce però nel giro di poche ore: condannato a cinque anni di carcere, rimane solo pochi mesi nella prigione di Landsberg am Lech, scrivendo proprio allora il manifesto del suo movimento, il Mein Kampf. Quando Hitler arriva al potere (gennaio 1933) la Baviera è ormai una roccaforte nazionalsocialista. Norimberga è la città dove si svolgono gli oceanici Parteitage del movimento, e che lega il proprio nome alle leggi razziali del 1935 inizio della persecuzione ebrea; a Dachau, non lontano da Monaco, viene attivato il primo campo di concentramento. Il rigido controllo poliziesco rende pressoché impossibile ogni forma di opposizione al regime. Eppure l’Università di Monaco diventa un punto di riferimento per la Resistenza, vedendo la nascita (1942-42) dell’organizzazione clandestina di studenti chiamata Weisse Rose. Alla fine della seconda guerra mondiale la Baviera diventa zona di occupazione americana e perde definitivamente il Palatinato renano, che passa al Land Renania-Palatinato. L’autonomia della regione viene ripristinata nel 1946 con l’approvazione della nuova costituzione che istituisce il Libero Stato di Baviera (Freistaat Bayern). Dello stesso anno è la fondazione della Christilich-Soziale Union (Unione cristiano-sociale), il partito conservatore bavarese, legato a livello federale con la Cdu (Christlich-Demokratische Union). Il suo peso politico è sempre stato predominante nella regione, benché i due centri principali (Monaco e Norimberga) siano tradizionalmente orientati a sinistra. Il più carismatico leader del partito fu Franz Joseph Strauss, presidente dal 1949 al 1988. Sotto la sua guida la Baviera si trasformò da regione essenzialmente agricola a un polo industriale all’avanguardia nel settore dell’alta tecnologia e non solo (la rapida industrializzazione fece del Land, negli anni ’60, una meta per molti nostri connazionali alla ricerca di lavoro). La riunificazione tra le due Germanie nel 1990, se ha da una parte avvantaggiato i territori bavaresi settentrionali (in particolare la Franconia) che si sono ritrovati da zona di confine al centro della nuova realtà statale – con tutti i vantaggi economici che ciò implica – dall’altra ha ‘messo alla prova’ l’equilibrio politico tra il governo federale e i Lànder. Durante il dibattito parlamentare del 1991 in merito altra- sferimento della capitale della nuova Germania a Berlino, i politici della Csu sono stati tra i più accaniti oppositori di questo ‘trasloco’, temendo con esso un ridimensionamento dello status particolare della Baviera.

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